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I've travelled enough
       to see how things dissolve before my eyes

     and, in the end, impermanence is the only truth
     catching its rhythm my only search

             authenticity is my ultimate suit

se ti capita la grande avventura di essere all'improvviso cercata da un vertice d'azienda straniera che ti vuole affidare il progetto della comunicazione a 360% perché ti ha letta e sentita e seguita e vuole proprio te, la tua wordmusic... 
e ti lascia carta bianca e tu puoi fare tutto ma proprio tutto quello che ti salta in testa (con il solito budget risicato da start up - sì - ma piena libertà di movimento. IMPAGABILE)

se ti capita di immaginarne quasi subito - come in un'illuminazione - il videoclip per presentare la brand identity... e di poter scrivere questo testo, proprio questo testo così fuori dai soliti schemi, così forte. così tuo... authenticity is my ultimate suit
e il tuo cliente lo capisce, gli piace da pazzi, lo vuole.

se ti capita di tuffarti ancora una volta in un viaggio assolutamente nuovo per te. 
e di scegliere la squadra che vuoi per lavorare. e di divertirti. e di appassionarti come quando eri ragazza. 
e sentire l'energia che ti pompa nelle vene al di là della fatica, di ogni paralizzante stanchezza...

se ti capita un dono così
beh, allora puoi soltanto inginocchiarti. 
e ringraziare.

www.mcgeorgeofscotland.co.uk
www.vimeo.com per video in full hd (search: stefania moro o mcgeorgeofscotland)
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‘My personal religion set me free long ago. I am no respecter of any single faith in its totality. I pick and choose as I please. All religions were creatures of their times and evolved to meet prevailing social and economic needs.

To describe them as eternal truths for all time to come is sheer bunkum.  
But alongside all that is irrational, absurd and dangerous in every religion, there is also some good sense and nobility. It is the same with prophets and saints, as it is with philosophers, scientists and political leaders.
Once you have decided not to bow to any gods, and if you have a good bullshit detector, it is possible to separate the sublime from the ridiculous and derive inspiration from the words of prophets and poets, gurus and rogues, grave men and clowns.
There is a lot to be learned from both the sacred and the profane.
I have done that nearly all my life…’


Buon Natale a te, compagno/a di cammino fra le pagine e la musica che suonano. 
Che sia musica di piena libertà. Di pensiero e azione. Di chiarezza mentale e apertura di cuore al nuovo della Vita che sta per arrivare.


The Freethinker’s Prayer Book – Khushwant Singh
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‘…c’è una musica adatta per la distensione, l’attivazione, la nevralgia, smettere di fumare e ricominciare a mangiare, migliorare la riuscita in matematica e far ricrescere i capelli? Sono convinta di no, non esiste una panacea musicale se intesa come Chopin, Debussy o Sakamoto.’

Spinta da un fuoco sacro che conosco bene, ma non frequentavo da qualche tempo (mai disperare: il.fuoco.se.ce.l’hai.dentro.torna.sempre), ieri sera mi siedo in vibrante attesa alla presentazione di un libro per addetti ai lavori in ambito musicale/psicoterapeutico.
Dopo poche battute di apertura, l’autrice si spinge immediatamente ad affermare con forza la sua convinzione di base e linea guida professionale, quella che ritrovo poi nel provocatorio attacco appena citato: non esiste una musica che va bene per tutti per curare questa o quest’altra patologia.

Luce.
Porti avanti la stessa battaglia che da anni combatto io a colpi di wordmusic, sorella ricercatrice: non esiste un libro che cura l’ansia o la depressione - pure stronzate per farsi un nome sui giornali.
Ci sono piuttosto frammenti che ci incontrano, ci parlano, ci feriscono/avvolgono/sollevano/illuminano. Che suonano una loro musica speciale per me/per te che mi leggi.
Qui e ora. Ieri sarebbe stato diverso. Domani lo sarà.
E andare a scovare proprio quelli non è operazione seriale. E’ quotidiano allenamento personale. Quello che cerco di coltivare nella mia vita e di trasmettere poi a chi fa un percorso con me. Sentiero impervio di musica delle parole. Già tracciato. Da tracciare.

Vorrei subito alzarmi e correre ad abbracciarla, l'autrice benedetta. Ma sono tutti molto seri e compiti - siamo all’OPL, Ordine degli Psicologi della Lombardia - e mi vesto del contegno consono alla situazione.
Oggi però, nel mio sporadico diario di bordo, lascio da parte il contegno.
Lascio libero l’abbraccio.

Sono anni che mi rifiuto di partecipare al circo delle facili ricette di biblioterapia da supermercato e mi incaponisco nella mia testarda ricerca di suono/senso/ritmo attraverso le pagine dei libri e la musica che suonano. Perché ognuno trovi la sua. Che cambia come cambia la vita. La devi cercare. Ascoltare, sopra i rumori di fondo. Far vibrare. Seguire. Trasformare.

Viaggio in solitaria, il mio.

Molto più facile dare in pasto ai media l’elenco della spesa: leggi questo libro che ti fa bene, evita quest’altro che ti fa male. Ma che ne sai tu che non mi conosci nemmeno? Eppure i giornalisti mi chiedono sempre le stesse cose, l’ultima quest’estate per un articolo sulla lettura come antistress… chissà se è mai uscito… io - la solita bastian cuntrari, come dice amaramente mio padre - mi sono sottratta all’ennesima richiesta di una lista di titoli ad hoc, certa che la volonterosa ex collega ne avrebbe trovate a dozzine da qualche altra parte. C’è un esercito di scalpitanti future star, tra gli psicologi. La semplificazione a uso e consumo dei media (non so nella pratica terapeutica, e voglio tanto sperare di no), la sua arma letale.

Mi capita di sentirmi una sfigata. Una Giovanna D’Arco senza arte né parte, in questo mio viaggio ‘fuori tribù, fuori scheda e catalogo’. Mi capita spesso.
Oggi no. Ho incrociato per la via viaggiatori come me, silenziosi tessitori di significato, di valore, di musica autentica per l’anima.
Come sempre, la mia immensa gratitudine.

E’ il 2 ottobre. L’inverno arriva e il tono del mio umore lo sente. Non posso evitarlo.
Ma ho voglia di lottare. Voglia di musica nuova da attraversare.
E non è poco.


Percorsi d’ascolto - architetture sonore e sviluppo della percezione di sé
Barbara Eleonora Pozzoli (ed. Rugginenti)

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Costretta a riflettere poco per tenere testa a un cambiamento epocale. 
In questa estate così diversa dalla scorsa.
Poche parole, possibilmente quelle giuste. Tanti fatti.
Poco tempo per arrampicarmi (e scivolare) su pensieri miei.
Poco per leggere. Troppo poco, ma capita. E forse ogni tanto ti fa pure un gran bene sospendere i tuoi privati silenzi quotidiani. Fa spazio ad altro.

L’altro che si affaccia è una dimensione così nuova che devo ancora abituarmi a contemplarla nel mio vocabolario esistenziale. Non è registrata da nessuna parte - tra le cose che conosco - e mi spiazza. Mi spaventa. Sembra spazzare via ciò che sono stata fino a oggi. Si può cambiare il corso di una vita a quasi 50 anni?

Mentre la domanda preme sullo stomaco e rende difficile la digestione, dietro lo spavento riconosco quanto senso abbia addestrarsi a ciò che il buddismo tibetano chiama equanimità. L’aprire le porte a tutto senza pre-giudizi.
Semplicemente STARE.
Ma cosa cazzo significa stare?

L’estate non è affatto mistica, quest’anno. Mi viene il fiato corto, sulle vette dei pensieri alti. Eppure mi porto sempre dietro il libro di una monaca tibetana di rara intelligenza, che scrive cose così:

‘L’equanimità diventa incrollabile solo quando impariamo a stare nei luoghi che ci spaventano’

Non l'afferro. Mi irrita. Poi, ancora una volta, la musica delle parole torna a suonarmi dentro.     E io, all’improvviso, capisco. 



Pema Chodron - Consigli a un guerriero compassionevole


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Ogni volta che faccio questa pazzia di proporre un viaggio sul pianeta della wordmusic (in media due volte l’anno-una vera follia-ogni singola volta mi domando perché lo faccio-una risposta ci sarà pure-magari un giorno la trovo), inizio sempre da un preciso punto di partenza.
Un punto di partenza ci vuole, per dimenticarselo durante il viaggio, tornarci o lasciarselo alle spalle. 
E il punto di partenza voglio sia sempre questo

lo stato dell’arte
la dimensione dell’attuale
il momento presente
 lo stato d’animo che prevale oggi

Ho sempre intuito fosse importante partire da qui. Per muoversi oltre.
Che musica suona oggi nella nostra vita.  
Per arrivarci, vado a cercare quali diverse musiche di parole possono suonare nel nostro risveglio la mattina. Adesso. Ho davanti tante persone e ognuna ha la sua storia, e ognuna ha il suo carico, e ognuna sta vivendo una fase tutta sua. E a qualcuno non può fregargliene di meno di guardarsi dentro/di viaggiarsi dentro. Vuole solo bersi il suo bicchiere in santa pace. Lo avverto forte e chiaro. Mi graffia.
Ma io ci provo lo stesso.
Sì, devo proprio essere malata di mente.
In ogni caso.
Con chi deve funzionare, funziona.
Provo a produrre in tante persone diverse la sensazione tangibile/autentica di come si sta adesso, in questo periodo della vita. Lo faccio attraverso brevi passaggi di libri e la musica che suonano quelle pagine. Lo faccio esponendo me stessa (e non è mai un esercizio autocompiaciuto. costa. parecchio. ma è l’unico modo per mostrare come la wordmusic può diventare una bussola per orientarsi. diciamo che m’immolo per la causa. sorridendo... mai prendersi troppo sul serio).

Mi sono domandata spesso per quale motivo istintivamente volessi sempre partire da qui.
Lo intuivo. Oggi l’ho capito

se hai ben chiaro il tuo punto di partenza
se lo vedi/lo senti suonare in musica di parole
capisci se ci vuoi stare oppure no
capisci molto meglio dove vorresti andare


Fa parecchio la differenza. Averlo davanti materializzato in musica di parole. Il tuo punto di partenza.
Mi espongo. Esempio.

“Mi sveglio steso sul divano. Vedo la luce del mattino dietro le pesanti tende chiuse. Ho addosso una coperta di lana, rimboccata in fondo e ai lati perché non la scalci via. Mi tasto un po’ dappertutto: sono ancora vestito. Stacco una pallina di lanuggine dalla coperta, me la strofino sulla guancia.E mi riaddormento”

Questa immagine a pag.41 de la fine di harold  mi racconta qualcosa di me. Oggi.
Il potere della wordmusic di fotografare, di restituire un’immagine viva dei nostri stati d’animo si sprigiona solo se non la prendi alla lettera. O meglio, la prendi sì alla terra, ma usi le parole come oggetti (sonori/contenutistici/ritmici) di una scenario interiore che costruisci tu.
Le usi liberamente. Musicalmente. E’ l’emozione - la luce le ombre l’odore lo stato del corpo/del cuore- che una scena ti evoca dentro a contare, se deve parlarti. Non il fatto che sia esattamente la scena/l’azione in cui potresti vedere te stesso.  Anzi, a volte è proprio il contrario, ma è questo che ti colloca, da una parte o dall’altra, in una terra o in un’altra.
Se ti muove  qualcosa dentro, allora è la wordmusic per te. E la puoi usare come vuoi.

La uso.
Dunque, io al momento non mi sveglio stesa sul divano e poi mi riaddormento. Dormo nel mio letto. Eppure la musica del mio risveglio (generalmente alle 3 del mattino per poi non riprendere più sonno e aggirarmi come un’assatanata per casa) è questa. Uno sfacelo. In questa terra c’è buio, fa freddo, suona una musica da funerale, io non ho neanche le energie per oppormi, come diavolo sono finita ancora qui, ma non doveva arrivare il sole…
Sì lo so non è un bel vedere e pubblicizzarlo mi dà i brividi e bisognerà pur far qualcosa.
Bisognerà pur fare qualcosa.
Esatto.
Mi guardo, mi sento, mi dico la verità. Me la dico tutta: la wordmusic esercita il suo potere magico, mi aiuta a vedere senza paura, lasciandomi attraversare dalla paura mentre sale l'energia sottostante.
Io voglio muovermi da qui. E posso farlo.

la musica cambia
se vai a cercarne una nuova
suono senso ritmo per muoversi oltre


Vado a cercarli, fratello viaggiatore. Torno e riparto da un nuovo punto di partenza.
Non si deve mollare mai…


La fine di harold – J.T. Leroy
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